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Il tuo primo sguardo
fu come raccogliere
un battito mancante,
come scoprire d’aver dimenticato un sogno.
Allora il mondo
lo conoscevo appena:
sapevo solo di fantasie
e di voci immaginate tra le ombre.
Furono i tuoi occhi la prima incertezza:
due agate blu
incastonate
in un viso di camomilla.
E la mia innocenza
volò come pula nell’aria;
così, senza violenza,
solo con la necessità del vento.
Lì,
forse,
intravidi
il barlume di chi non si arrende,
di chi ha imparato il freddo
e tuttavia custodisce il fuoco.
In realtà
solo ora mi accorgo
di com’è fatta una stanza quando entra qualcuno.
E per ogni volta
che i vuoti rabbuieranno le nostre strade,
proverò a disegnare
le orme che ci mancano con lo stesso colore dei nostri passi,
così che potremo calcarle quando saremo soli,
così che anche l’assenza
ci somigli meno.
Perché forse l’amore
lo confondo col primo lembo di paura che ho toccato.
E in quella incertezza trovo la forma che più mi manca:
quella che inizia dal tuo sguardo,
quella che coincide col battito del tuo cuore.